Luglio 2012 Toscana prodotti filiera corta nelle mense

Toscana prodotti filiera corta nelle mense

Nelle mense pubbliche della Toscana arrivano i prodotti agroalimentari a km zero, coltivati nella nostra regione. Questo l’obiettivo del protocollo firmato oggi dall’ assessore regionale all’ agricoltura, Gianni Salvadori, insieme alle organizzazioni dei produttori agricoli (Cia, Coldiretti, Confagricoltura) delle cooperative (LegaCoop, ConfCooperative, Cooperativa agricola di Legnaia, Terre dell’Etruria coop. Agricola) e della ristorazione (Alisea ristorazione e Cir Food Divisione Eudania).

Una fase sperimentale che durerà fino al 15 settembre e tutti i firmatari si sono impegnati a sostituire nelle mense pubbliche toscane i prodotti che vengono da altre zone con prodotti coltivati in Toscana.

L’accordo si applica alle mense pubbliche, dagli ospedali alle scuole, da quelle universitarie a quelle gestite dagli enti pubblici. 

Il protocollo firmato oggi rientra nel ambito del progetto regionale “Filiera Corta” avviato dalla Regione fin dal 2007 al interno del quale è compresa la specifica misura “Mense più sane”, che ha consentito di inserire nelle mense pubbliche i prodotti biologici, quelli tipici e quelli tradizionali.

www.intoscana.it

Per filiera corta si intende: è una filiera produttiva caratterizzata da un numero limitato e circoscritto di passaggi produttivi, e in particolare di intermediazioni commerciali, che possono portare anche al contatto diretto fra il produttore e il consumatore. Lo scopo principale di tale filiera è contenere e ridurre i costi al consumo dei prodotti. La filiera corta è inoltre il modello cui si ispirano i Gruppi di Acquisto Solidale per poter riconoscere un prezzo più equo ai produttori. (Wikipedia)

Possiamo quindi dire che è un numero più ridotto possibile di passaggi nella via dalla coltivazione (o allevamento) del prodotto agroalimentare al arrivo sulla tavola del consumatore. Ad esempio produttore (contadino) e consumatore che direttamente si incontrano come nei mercati contadini o botteghe aziendali; oppure produttore, trasformatore e consumatore come nel caso dei prodotti trasformati (grano dal contadino, farina e trasformazione dal fornaio e consumatore finale).

Inoltre si parla di Km zero (KM0) cioè di quei prodotti che sono venduti nelle immediate vicinanze dei luoghi di produzione.

Quindi si potrebbe pensare ad avere oltre a una filiera corta anche la garanzia che sia tutto molto vicino al consumatore in modo da sviluppare e sostenere maggiormente il proprio territorio.  Bisogno stare allerta dato che la definizione di Km0 non è ben formulata e definita e quindi potrebbe generare situazioni tipo produttori che trasformano vicino al consumatore finale al quale vendono direttamente ma che usano materie prime non vicine ma da altri paesi quindi non più a Km0. Aspettiamo una formula di definizione più precisa, personalmente a km0 intendo circa massimo 30 km dal raggio di acquisto o vendita del prodotto.

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